Il dilemma dell’elettrificazione negli edifici storici: I sistemi Ibridi come ponte necessario

23 Febbraio 2026

Di Piero Pagliani Responsabile tecnico SCA Servizi Clima Ambiente

La narrazione dominante sulla transizione energetica europea muove verso una direzione univoca: l’elettrificazione totale dei consumi domestici. La recente Direttiva EPBD (nota come “Case Green”) traccia una roadmap chiara che vede nella Pompa di Calore (PdC) la tecnologia principe per la decarbonizzazione.

Tuttavia, tra i modelli teorici di Bruxelles e la realtà edilizia italiana – e romana in particolare – esiste un divario tecnico che non può essere colmato solo dall’ideologia.

Il patrimonio immobiliare italiano è vetusto. Secondo i dati ISTAT, oltre il 60% degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1976, anno della prima legge sull’efficienza energetica. A Roma, la situazione è ancora più complessa: ci troviamo di fronte a edifici con murature pesanti, scarsa coibentazione e, soprattutto, terminali di emissione ad alta temperatura (i classici radiatori in ghisa o alluminio).

In questo scenario, installare una Pompa di Calore “Full Electric” non è sempre la scelta ingegneristica possibile. È qui che il Sistema Ibrido (Hybrid System) smette di essere un “compromesso” e diventa una soluzione strategica indispensabile.

Il limite della Termodinamica: COP e Temperatura di Mandata

Per comprendere il dilemma, dobbiamo guardare ai numeri. Una Pompa di Calore lavora con la massima efficienza (COP > 4) quando la temperatura di mandata dell’acqua è bassa (30-35°C), condizione tipica dei sistemi radianti a pavimento.

I radiatori esistenti negli edifici storici, però, sono dimensionati per lavorare con temperature di mandata tra i 60°C e i 70°C.

Se forziamo una Pompa di Calore a lavorare costantemente a queste temperature per scaldare un edificio non coibentato (“colabrodo energetico”), il COP (Coefficiente di Prestazione) crolla drasticamente, avvicinandosi pericolosamente al valore di 2 o inferiore.

Il risultato? Un consumo elettrico elevato che, con gli attuali costi del kWh, rischia di aumentare la bolletta dell’utente finale rispetto al vecchio gas, senza garantire il comfort termico nei giorni più rigidi (quando la resa della PdC cala fisiologicamente per lo sbrinamento dell’unità esterna).

La difficoltà attuale della “Deep Renovation” nei centri urbani

La risposta teorica sarebbe: “Prima isola l’involucro, poi installa la Pompa di Calore”. Corretto. Ma quanto è fattibile a Roma?

Intervenire con un cappotto termico su un edificio anni ’30 al quartiere Prati o su una palazzina vincolata del Centro Storico è spesso tecnicamente impossibile o vietato dai vincoli paesaggistici e architettonici.

Senza un intervento sull’involucro che riduca il fabbisogno termico, la Pompa di Calore pura rischia di essere sovradimensionata, (costosa e rumorosa,) richiedendo contatori elettrici trifase spesso non supportati dalle vecchie colonne montanti dei condomini.

Il Sistema Ibrido “Factory Made”: L’intelligenza al potere

Una soluzione ingegneristica a questo impasse è il Sistema Ibrido (Factory Made). Non parliamo di assemblare una caldaia e una pompa di calore a caso, ma di sistemi progettati nativamente per lavorare in simbiosi, gestiti da un’unica “mente” elettronica (Energy Manager).

Ecco come il sistema ibrido risolve il problema negli edifici esistenti:

  1. Taglio del carico base: Per l’80% della stagione invernale romana, quando le temperature esterne oscillano tra i 7°C e i 15°C, la Pompa di Calore lavora da sola con efficienza altissima, coprendo il fabbisogno termico primario.
  2. Supporto nei picchi: Quando la temperatura esterna crolla (o serve un boost rapido all’accensione mattutina), interviene la caldaia a condensazione. Questa porta l’acqua a 70°C istantaneamente, supportando o sostituendo la PdC.
  3. Ottimizzazione economica: L’elettronica decide quale generatore usare non solo in base alla temperatura, ma anche in base al costo dell’energia (rapporto costo kWh/gas), scegliendo sempre la fonte più conveniente in quel momento.

Il ruolo dell’Ibrido nella stabilità della rete elettrica

C’è un aspetto macroscopico spesso ignorato: la rete elettrica. Secondo un recente report della IEA (International Energy Agency), l’elettrificazione di massa del riscaldamento porrà sfide enormi alle reti di distribuzione.

Se durante un’ondata di gelo (come il Burian) milioni di Pompe di Calore si attivassero alla massima potenza contemporaneamente, il picco di domanda rischierebbe di mandare in crisi la rete nazionale. I sistemi ibridi, potendo “switchare” a gas nei momenti di picco, offrono una flessibilità (demand response) cruciale per la sicurezza energetica nazionale, agendo come cuscinetto indispensabile mentre le infrastrutture elettriche vengono potenziate. Ad onor del vero c’è anche da dire che i gestori lavorano continuamente all’adeguamento delle reti, il che abbinato alla ricerca e sviluppo dei produttori volti al miglioramento delle performances in termini di impegno energetico delle pompe di calore, rende l’outlook meno fosco. 

Conclusioni:  Tutto (full electric) e subito non è al momento praticabile 

La transizione verso le “Case Green” non può essere un processo traumatico né economicamente insostenibile.

In un contesto urbano complesso come quello di Roma, il sistema ibrido (come ad esempio le piattaforme Ferroli Omnia S Hybrid che implementiamo regolarmente) rappresenta oggi la sintesi migliore tra decarbonizzazione e fattibilità tecnica.

Permette di abbattere le emissioni dirette di CO2 di oltre il 40-50% rispetto a una caldaia tradizionale, senza richiedere ristrutturazioni invasive che, per molti edifici storici, restano un’utopia.


Fonti e Approfondimenti:

  1. Commissione Europea: Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD)
  2. ENEA: Rapporto Annuale Efficienza Energetica
  3. IEA:The Future of Heat Pumps
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